Cultura Motociclistica

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Beppe e Lorenzo recensiscono per voi tutti i libri e quant'altro non strettamente tecnico sull'argomento, che hanno letto, visto, ascoltato

Libri
Beppe e Lorenzo recensiscono per voi tutti i libri non strettamente tecnici sull'argomento che hanno letto
Stefano Disegni
Due ruote e una sella e la vita è più bella
Oscar Mondadori, 1992
E' la raccolta delle strisce disegnate da S. Disegni per "La Moto". Semplicemente spassosa! Ci si può ritrovare in più di una vignetta, tanto é aderente alla realtà. Menzione speciale per il "Kamasutra del motociclista".
Apdeit (=update) del febbraio 2002. L'Autore, cioè Stefano Disegni, cortesemente ci scrive per ringraziare della citazione alla sua Opera.
Una ragione in più per visitare il suo sito: www.stefanodisegni.com
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Melissa Holbrook Pierson
Il Veicolo Perfetto - La motocicletta
Guanda, 1997
Le donne in moto rappresentano sempre un argomento "delicato". Le due ruote sono state da sempre appannaggio quasi esclusivamente maschile, ma finalmente le ragazze stanno lasciando il posto del passeggero per passare a quello del pilota. Benvenute! Melissa Holbrook Pierson é una di loro ed in questo libro spiega come sia nata la sua passione per i motocicli, raccontandone storie ed aneddoti e parlando della sua Guzzi. é un libro davvero istruttivo e credo che debba diventare un classico della vostra motobiblioteca. Sempre su donne & moto date un'occhiata a www.motocicliste.net.
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Nando Pensa
Il vero motociclista
Longanesi e C., 1973

Ero in giro con Chiara in un mercatone di mobili, dove le librerie vengono riempite di volumi vecchi. E vedo questo librino azzurro che mi fa l'occhiolino. L'ho preso con me e alla cassa ho detto che non volevo comprare mobili ma solo quel libro. Beh, me l'hanno regalato! Un vero gioiello con foto e disegni (rigorosamente in bianco e nero) sulla storia delle due ruote e delle gare motociclistiche.

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Ivan Battista
Kentauros. Istinto e ragione nella psicologia del motociclista
Pieraldo, 1995

Avete mai pensato seriamente al perché andate in moto? Questo libro riesce a dare delle risposte davvero profonde. Da leggere, rileggere e meditare. In particolare, ho apprezzato il capitolo dedicato al viaggio, perché credo (almeno vale per me) che sia il nocciolo della questione: viaggiare, muoversi, spostarsi, anche senza meta, per poi tornare...

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Donatello Bellomo
L'uomo che cavalcava un sogno
Sperling & Kupfer, 1997

Molto romantico! Se nessuna si offende, direi che piace di più alle motocicliste che ai maschietti. Ambientato negli anni '20 in Lombardia, racconta di un meccanico-costruttore-pilota che in sella alla sua azzura ed autopreparata Bulon gareggia diventando amico di Achille Varzi. Ovviamente c'é anche una bella storia d'amore. Per certi versi é melenso, ma la passione c'é...

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André Pierye de Mandiargues
La motocicletta
Sperling Paperback, 1995

Per Harleyste e affini con velleità adulterine. La signora Rebecca, non paga del marito, scorrazza tra Svizzera e Germania con la sua HD nuova di pacca per incontrarsi con l'amante. Rombo e Trombo! Finale paradigmatico a sorpresa...

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Roberto Saporito
Harley-Davidson, nove racconti per sentire una marmitta che canta nel deserto
MilleLire, 1996

Ancora per Harleyste/i: nove raccontini sul mondo biker: ma saranno veramente così, duri e puri e bruti come ce li descrive il Saporito? E io che li credevo inguaribili fighetti modaioli, preoccupati più delle cromature e dell'effetto statico (come é meglio parcheggiarla davanti al bar? che si veda la fiancata o i fari? e se piove?) che del resto. Mah, sbaglierò...Tra i nove racconti, pregevole "Barcelona".

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Ferdinando Restelli
Manuale semiserio del perfetto motociclista e della sua sventurata compagna
Todaro Editore, 1997

Ideale per fare un regalo ad una fidanzata riottosa a seguirvi o all'amico dotato di vaste possibilità finanziarie che, pur non capendo un cazzo di moto, si é comprato il ferro che voi desiderate da una vita. Per principianti desiderosi di emendarsi. Contiene 8 itinerari gradevoli. Nel complesso, comunque, é un po' fiacchino.

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Robert M. Pirsig
Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
Adelphi Edizioni, 1981

In questo libro c'é molto, c'é moltissimo e bisogna leggerlo e rileggerlo e meditarlo. Io amo fare la rilettura nei giorni che precedono la partenza per un lungo viaggio: mi fa entrare nello spirito giusto. Provare per credere. E poi, vabbé, avrà delle parti di filosofia che non c'entrano niente, ma volete mettere questo libro con Ludovico Geymonat?
Il sempre valido Bonardi aggiunge un link contenente un articolo interessante: cliccate sulla foto di Pirsig e di suo figlio Chris per raggiungerlo


Robert e Chris Pirsig
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Franco Antonelli
L'uomo che parlava con le moto
FBA, I libri di moto italiane, 1999

Imperdibile per i guzzisti d.o.c. Valdamaro Forteguerri, il protagonista, imbianchino motociclista, da cacciatore e figaiolo impenitente si trasforma in marito affettuoso e motociclista da corsa. L'amore per le Guzzi gronda dappertutto e le parti tecniche dedicate alle trasformazioni e alle elaborazioni della moto sono da addetti ai lavori. C'é molta moto ma poca vita reale, purtroppo. Infatti al Valdamaro va tutto bene e ha tutte le fortune del mondo: moglie comprensiva (lui si compra 4-5 moto e lei "bravo amore di più"), padre motociclista (che gli restaura le moto), amici geniali e simpatici... insomma un po' troppo! Una sfiga, come a tutti, mai? Magari é un messaggino subliminale: con una Guzzi va sempre bene... la realtà é decisamente ben diversa! Alla fine il libro risulta un panegirico della Guzzi d'epoca con appiccicato qualche ritaglio di vita finta.

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Joan Brady
Dio su una Harley, Una favola spirituale
Ed. Sonzogno, 1995

Che dire? Il sottotitolo dice gia' tutto: é una favola in tono esistenzialista new-age in cui la protagonista (in cui si rispecchia l'autrice, penso) passa da una condizione di depressa/cicciotta/insoddisfatta ad una di belloccia/felice di se stessa, il tutto grazie a "Cristo" apparso, ovviamente, in Harley; chissà se avesse avuto uno scooterone sarebbe riuscito nell'intento !?!
Tutto sommato una lettura per sentirsi meglio, a patto di avere la parte sinistra del cervello non connessa.

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Roberto Patrignani
Ti portero' a Bray Hill
Ed. Giorgio Nada, 1990

Bel libro in cui il solito Patrignani mescola sensazioni e fatti, ricordi e cronaca sullo sfondo della sua partecipazione al Tourist Trophy dell'89. Colpisce la caratteristica "Patrignanesca" di divagare continuamente, partendo da un fatto per arrivare a pensieri assolutamente lontani. D'altronde Patrignani é un motociclista, e quindi lui rende "letterale" null'altro che quello che noi si fa' ogni domenica: partire da un punto per arrivare ad un altrove che non ha un'importanza significativa, importante é il percorso fra i due punti.

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I FUMETTI DEL JOE BAR TEAM
Editions Vent dOuest, Francia

tomo n° 1: 1990, disegni di Debarre (Bar 2)
Cominciano qui le straordinarie "bandes dessinees" con le avventure di Guido "Pepé, Joe, Ed la poignée et Jeannot: - dans les années '75 le Joe bar team écumait les routes - Cominciano e lasciano un segno profondo in tutti quei motociclisti non più giovani che avevano vissuto quegli anni: quel senso comunemente accettato di una certa libertà anarcoide, che ingenuamente s'esplicava in una marmitta totalmente "aperta", con strade non ancora pesantemente trafficate, che faceva sì che credessimo che la moto fosse un'arte di vivere. Le storie uscite prima sulla rivista francese Moto Journal (fine anni '80; in Italia arriveranno più tardi sulle pagine di Motosprint) fanno identificare una nuova fenomeno: i motociclisti non sono più in larga parte i ventenni, ma persone oltre i 30 anni. é un passaggio importante, e dato che non siamo più negli idealisti anni '70 ma nell'era del marketing, verrà ben sfruttato dalle industrie del settore. é difficile dire di più su un piccolo capolavoro: leggetelo, se possibile nell'edizione francese, dato che la traduzione italiana non gli rende giustizia.
tomo n° 2: 1993, disegni di Deteindre (Faneo)
Debarre lascia, forse conscio di aver realizzato qualcosa che difficilmente potrà essere eguagliato; le storie si trasferiscono ai giorni nostri, ai personaggi (invecchiati) si aggiungono 3 giovani che crescono. Il libro non é male, bello nelle storie riguardanti il passaggio dai ciclomotori alle moto vere, metafora sui cambiamenti nel passaggio da "ragazzi" a "giovani".
tomo n° 3: 1995, disegni di Deteindre (Faneo)
Libro che non aggiunge nulla, comunque realizzato impeccabilmente, con la gag memorabile del foglio di "constatazione amichevole d'incidente" riportante l'affondamento di un battello.
tomo n° 4: 1997, disegni di Deteindre (Faneo)
Nulla di straordinario, molte storie riguardanti il gruppo dei "giovani" non direttamente legate alla moto. Francamente mi ha un po' deluso. Un amore finito ? E invece no, perché....é uscito:
Bidault/Bar2 1998: L'Enciclopedia imbecille della moto. Manuale del motociclista debuttante

Per il Natale 1999 Lorenzo e Beppe si sono scambiati un pacchettino facendosi lo stesso regalo: questo libro! Decisamente divertente, dissacrante, spassoso, specie nelle parti dedicate alla classificazione dei tipi di motociclista ed all'abbigliamento. Pregevoli le finte ditate di morchia in copertina.
Ah, esiste anche un link: http://www.mygale.org/08/thias/JoeBar/postfaces.html

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Brigitte Smadja
FUGHE NELLA NOTTE
Ed. E.Elle Trieste 1990

-Che cos’è la verità ? Una parola che può far male- Pensa Théo, il cui nome è protagonista del romanzo, ripetuto continuamente e ossessivamente nelle pagine dall’autrice, Brigitte Smadja, nata a Tunisi e insegnante a Parigi. Un liceale magro che cresce in una Parigi ben diversa dal Louvre e place Vendome; le sterminate banlieu, abitate da immigrati, magrebini soprattutto, grigie e con una disperazione su cui non si accendono i “sons et lumieres” del centro per i turisti. Adulti sconfitti che entrano ed escono di scena come ombre. Muri color cobalto. E il jazz che esce da cassette fatte in casa. Però non siamo più negli anni ’60 o ‘70, con figli disadattati ed abbandonati da famiglie troppo impegnate ad arricchire: qui i giovani (ricchi o poveri che siano) devono difendersi dalle attenzioni persino eccessive di madri, insegnanti, psicologi ed educatori.  E così Théo di notte scompare, fugge e si rifugia in un luogo segreto, uno di quei posti della mente che tutti avremmo voluto avere da ragazzi. E lì l’aspetta Billie. Una moto. No, una Harley Davidson. Rubata. E lì, nascosta, quasi sospesa, Billie aspetta di partire per viaggi liberatori : -Non conoscono il piacere delle nostre escursioni nella notte buia di quella periferia fredda e vuota, diventata bella per noi. Non sanno che tu sola mi hai assegnato il diritto a velocità vertiginose, a sogni più reali dei loro visi da fantasmi. Ti ricordi quando, sull’autostrada di Pontoise, abbiamo attraversato i sentieri deserti del Kenya? Ti ricordi quando, lungo la Senna, abbiamo corso su quelle spiagge infinite e bianche? Ho ancora gli schizzi di mare sulla pelle.-Bello, bello, bello. Veramente un bel libro. 
Un po’ arruffato, forse: come certi “topi” delle periferie urbane.  Che ti da l’illusione di poter provare a capire i tuoi figli, nel cercare di colmare quel fossato che l’età costruisce e su cui invece, se sei fortunato, potrai forse gettare una precaria passerella.

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Ralph “Sonny” Barger
HELL’S ANGELS – La vita spericolata di Sonny Barger
Ed. Baldini & Castoldi spa, Milano, 2001
Porca miseria, delle volte su un libro non sai veramente cosa scrivere che non sia già stato stra-detto. Pensate che "Born To Be Wild” è la sua canzone. E “Easy Rider” il suo film. La San Francisco dell'estate '67 il suo palcoscenico. Poi leggetelo. E capite che non avete capito un cazzo. Voi però, bestie da “C’è posta per te”, compratevelo, vale la pena. 
Forse.
E’ certamente difficile inquadrare Ralph “Sonny” Barger: se è per questo neppure la Polizia della California e l’Fbi ci sono riuscite.
Motociclista, spacciatore di droga, fondatore e presidente del chapter di Oakland degli Hamc e probabilmente il principale esponente mondiale degli stessi “Angeli”, amico leale uomo violentoe.

Un uomo che ha duramente pagato per quello in cui crede (e torniamo allo stra-detto) ma che ha mantenuto una serenità che lo porta a raccontarsi senza retorica nè acredine.
Sonny dice che il divertirsi, le moto, la droga, i parties sono la ragione della nascita e dello sviluppo degli “Angeli”: però ovunque sembra scorrere una ricerca di una grande amicizia maschile, leale, forte, nata in persone probabilmente più esposte alle crudezze delle vita e quindi più “primitivamente” inclini a trovare solidarietà vera fra persone con ideali comuni.
L’assoluta lealtà ai “colori” è in realtà la codificazione del rispetto fra compagni dello stesso gruppo. Barger fu appunto fra gli ideologi degli Hells Angels, e tutto parrebbe indicare che questa sorta di desiderio di amicizia solidale stia veramente alla base del Mc più importante al mondo. La necessità di disciplinare questa relazione fece nascere i codici di comportamento, le regole che ancor oggi rappresentano la base dell’organizzazione del club. E, paradossalmente, quasi lo distrusse: proprio basando le accuse sull’esistenza di un codice comune di regole, l’Fbi arrivò ad incriminare svariati membri, utilizzando una legge chiamata “RICO” che intendeva colpire le “organizzazioni” criminali nella loro globalità, disgiungendole quindi dalle responsabilità oggettive dei singoli appartenenti. Stabilito che erano regole criminali, se accettavi tali regole eri un criminale.
Invece ti viene quasi invidia per persone che possono dire di poter contare sulla fedeltà di a m i c i. Alcuni muoiono, alcuni mollano, alcuni ti tradiscono e alcuni finiscono in galera per non tradirti.
Amici.
La cavalcata attraverso la Bay area degli anni ‘60, terreno fertile per nuovi esperimenti, ti proietta nel vortice caleidoscopico della cultura lisergica, di cui l’autore approfitta ampiamente, sia come utilizzatore di cocaina sia come trafficante. E Altamont, Ken Kesey e gli hippies e i chopper e le donne e le bande e le risse.   Gli anni, i decenni scorrono: le motociclette cambiano così come si evolve la contro-cultura degli H.A. E poi Sonny che ci dice che guida un’Harley solo perché tutti gli amici del club la usano: probabilmente preferirebbe una ST1100 o una Bmw ! Infine due aspetti mi hanno colpito di questo libro-vita.Primo, il potere dei media: gli HAMC vengono perseguiti perché hanno cattiva stampa o assolti perché hanno un giornalista che, sentito puzzo di bruciato, scrive o manda in onda articoli a loro più favorevoli. Nell’excursus temporale del libro è evidente che Sonny capisce tutto ciò ed impara a sfruttare le possibilità della comunicazione.
Secondo, il potere dello stato nei confronti del singolo. Sonny Barger viene sistematicamente imprigionato non dietro condanne per fatti gravi, ma per la semplice sommatoria di pene per reati secondari o incriminazioni in attesa di giudizio. Ma è indicato come “capo” degli H.A., quindi …
Se non avesse avuto aiuto da compagne e compagni, sarebbe certamente ancora in galera. Oggi Barger vive in Arizona, con la terza moglie, possiede un garage per le riparazioni di moto, non ha pendenze con lo stato, viaggia (v’è anche un bel paragrafo su un run in Italia) continua ad avere intorno (è tutto qui, è tutto qui) amici: sembrerebbe una storia a lieto fine.Incredibilmente il libro è diventato un best-seller negli Stati Uniti, la Fox ha annunciato un film diretto da Tony Scott (Days of Tunder, Top Gun, Spy Game, etc.) ed un secondo libro, apparentemente più focalizzato sulle “storie” dei vari Angeli conosciuti da Barger, è in preparazione.Purtroppo l’editore italiano non ha pensato a far leggere il libro ad un motociclista prima di farlo stampare. Ci avrebbe evitato "Run" tradotto con "corse", mentre vuol dire fare dei giri o viaggi in gruppo.
Oppure un bel "telaio ad oscillazione" (che immagino sia il telaio FXR con gli attacchi elastici del motore) . E il "sollecitamento della torsione inferiore" ? Sembra una malattia: non sarà la gran coppia ai bassi, tipico delle Harley ?? Troverete poi motori con "involucri" di latta, invece che i carters; vecchi serbatoi "delle" Mustang ; "parti anteriori rigide" delle moto saldate per allungare le forcelle, e via traducendo.Se volete potete fare un click al sito di Sonny Barger
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Jacky Goupil (testi) e vari disegnatori
I MOTOCICLISTI
Ed. Glenat Italia, 1992 (Ed. Vents d'Ouest 1988)

Questo libretto è sostanzialmente una raccolta, senza pretese, di vignette di disegnatori francesi. Tutto sulla moto, ovviamente. E con alcune vette, tra cui segnalo quella del motociclista nel letto d'ospedale dopo l'incidente, con la gamba in trazione e le ingessature, fasciato in ogni parte del corpo tranne che nel gomito  sinistro, che appare miracolosamente intatto. Gli amici, anch'essi motociclisti, vengono a visitarlo e si congratulano con lui dicendogli "Meno male che avevi il casco... al gomito non ti sei fatto niente!"

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Massimo "Ciocio" Cavallo
DESTINAZIONE NWSE
Ed. L'Artistica Editrice, Savigliano 2002

Che tipo questo Ciocio. Lui parte e in 3 giorni è in Iran: ma non è ancora "il viaggio". E' solamente il rendez-vous con la moglie che arriva in aeroplano. E tu ti ritrovi a pensare che avevi già esaurito la tua carica di motociclista avventuroso arrivando in Grecia. Il libro parte brillantemente: l'autore ci confida che ha messo insieme i racconti dei viaggi fatti come se si trovasse con gli amici davanti ad una pizza. E allora giuste le diverse presentazioni, (fra cui quella del direttore di Mototurismo e del grande Roberto Boano) proprio come l'incrociarsi delle chiacchere all'inizio di una cena, che scemano viavia per lasciare il posto alla voce del viaggiatore narrante. E lui, tranquillo, inizia a raccontare, e tu a sognare. Il tutto corredato da diverse foto in bianco e nero, di un inserto centrale con immagini a colori ma prive di didascalie (perché?), nonché delle mappe per far orientare i viaggiatori da quattro soldi come me. A questo proposito, si potrebbe chiedere maggiore cura ad un'editrice che si chiama "L'Artistica" : numerosi refusi a parte, Il viaggio in Sud America è introdotto dalla cartina del viaggio in Asia centrale. Il tutto è curiosamente farcito di citazioni, sia nel testo che nell'apertura di ogni capitolo. L'afflato è un misto di resoconto giornalistico e passione sincera per il viaggio in quanto tale. Si sente forte la passione per i deserti, la loro magia ed i loro silenzi. E la motocicletta, che sembra penetrare ma non violentare i paesaggi. Purtroppo Ciocio Cavallo non è uno scrittore: le violenze sintattiche si sprecano. Ma, in fondo, mentre mangi la tua pizza e ti convinci che prima o poi anche tu farai scivolare sotto le tue ruote l'Atacama o il Turkestan, ha qualche importanza ?!

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Michele Lupi
RACERS, STORIE DI UOMINI CON LA VELOCITA' NEL CUORE
Ed. Feltrinelli Traveller, 2003

L'autore fa il direttore di Rolling Stone Italia e ci narra storie di velocisti, in gran parte storie di moto. E ci trovi il Tourist Trophy, il Bol d'Or e la Dakar. Mentre lo leggevo, e perdonatemi, ero roso dall'invidia e non potevo fare a meno di pensare a quel busone dell'autore, che fa per lavoro quello che io farei gratis, avendoci il tempo e ovviamente le baioccopossibilità. Che poi il libro è anche bello e si legge bene, con l'atmosfera corsaiola che ci si respira, e la foto in copertina di Joey Dunlop vale quasi i 12 euri che hai speso. Ma ve lo immaginate? Vi chiamano da "Motociclismo" e vi dicono "Ehilà, Cometichiami! Vieni qui in redazione, prendi un ferro già pronto e vammi, che so, negli States, a vedere che aria tira...". Non che non ve lo immaginate. Ma vaffanculo Lupi, va!

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Massimo “Polpo” Neriotti

GUADAMI NEGLI OCCHI
Storie d’amore di moto e di fango

Ediz. Rebus, LaSpezia http://www.ilpolpo.it

Un consiglio prima di tutto.
Se siete di mezza età, se siete enduristi (più o meno praticanti) e se convivete con una donna che già odia le moto: NON COMPERATE questo libro.
Finireste per restare stravaccati sui divani di casa a ridere da soli fino a ché non l’avete terminato, rovinando definitivamente la già precaria serenità domestica.
Come è successo a me.
E’ sconsigliato inoltre l’ acquisto se siete dei pizzaioli e possedete un’ R1.
Procedendo invece alla lettura (in verità piacevole pur con punteggiatura azzardata) capirete come la laurea in veterinaria abbia molto aiutato il Polpo a dissezionare così bene noi enduristi-suini (i “suini” sono quelli lenti, i “cinghiali” sono quelli veloci).
Certo, per il mio ego motociclistico è stata una terribile mazzata: in fondo mi ero convinto che solo io provavo certe emozioni, e invece trovo tutto lì scritto per benino, le stesse sensazioni che mi facevano reputare unico.
Ma anche un prezioso aiuto, perché le mie paure, le mie piccole vigliaccherie e grandi incapacità, sono evidentemente comuni anche a molti altri.
Applicando la morfologia di Propp, del libro è importante che cosa fanno i personaggi e non chi fa e come fa .
Facile infilarsi negli stivali senza più il puntale d’acciaio di Polpo: il Ciaccio o PaolaXT prendono i volti, le manie e le attitudini dei miei amici più cari.
Così facile che l’autore stupisce con l’analisi ironica di quello che è un vero cosmo, fatto di piccole cose, ma così radicato da aver non solo creato uno stile di comportamento ma addirittura un mercato a se stante.
L’enduro è un mondo che gira a ritmi propri, e gli enduristi una razza che sopravvive nonostante tutto.
Braccati dalle leggi “ecologiche” con divieti assurdi; spendono fortune in manutenzione di moto talora inguardabili; aiutano aziendine europee a sopravvivere e, quando i Japu, con l’aiuto di certi “enti morali” e sempre sotto il vessillo dell’ecologia, impongono i complicati e costosi 4 tempi, si buttano a comperare made-in-Austria; non possono neppure fare i fighi perché così conciati non li accettano neppure nei bar di periferia; in un’epoca di sport-spettacolo le gare sono finanziate dai partecipanti, niente pubblico pagante, anzi niente pubblico e basta; sopportano eterni travagli famigliari per il fango lasciato dagli stivali sul parquet.
Ritorniamo al libro.
Assistiamo alle prime uscite, poi a garette, in un crescendo fino al Rally di Sardegna: scatta un po’ d’invidia per un’evidente nonsochè fuor dell’ordinario che deve esistere in quest’uomo.
In soli due anni conosce e frequenta personaggi del calibro di Quaglino e della Perego, Roma e Boano.
E poi la potenza di Internet.
Che non è quella del “penis enlargement” con cui dei FiDiPutt continuano ad intasarmi la casella di posta.
I personaggi del libro li incontri con i loro nick-name su un forum: qui sono stati raccolti i racconti prima che un’editore s’accorgesse di loro e ne decidesse la pubblicazione.
Puoi leggere messaggi, comunicazioni, invettive scritte dai personaggi di un libro che hai appena letto.
Un po’ come se ti potessi vedere delle lettere private di Acab oppure la lista della spesa di Dorian Gray.

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Film e TV
Qui abbiamo raccolto qualcosa sui film di interesse motociclistico.
Sono benvenute aggiunte, chiose, recensioni e quant'altro

 

THE WILD ONE
(USA, 1954, Laszlo Benedek)

Hollister, 4 luglio 1947: durante un raduno organizzato dall'A.M.A., due clubs, i "Boozefighters" ed i "Pissed-off bastards", esagerano con i divertimenti, prendendo praticamente d'assalto la main-street della cittadina.
Bottiglie vuote un po' ovunque, una vetrina rotta, qualche occhio nero, delle giovin signore insolentite,  poliziotti spintonati. Tutto qui. MA...
Ma c'era un fotografo.
La rivista Life, vera istituzione in un'epoca di apparecchi televisivi molto rari, pubblica un lungo e drammatico articolo "the motorcyclist's holyday - they terrorize a town".
I fatti furono resi piu' gravi di quanto non fossero stati nella realta', pero' l'articolo desto' un enorme interesse in un pubblico americano che era appena uscito dalla guerra, che aveva sconfitto Tedeschi e Giapponesi, che non vedeva ancora i Russi come avversari pericolosi, e quindi si domandava dove fosse il "nemico".
I bikers divennero il nemico. Le motociclette, fino allora considerate come mezzi di lavoro e svago non diversamente dalle auto che pero' non erano alla portata di tutte le borse, assunsero una connotazione negativa.
L'A.M.A. cerco' di allontanare questi motociclisti mettendoli all'indice come "1%" e promulgo' la famosa regola che vietava ai piloti delle manifestazioni sportive di vestire di nero. Tutto inutile: da allora i motociclisti non furono mai piu' considerati come "normali". Fu nel '51 che regista Stanley Kramer lesse un racconto ispirato a questi fatti ed ottenne dalla Columbia i finanziamenti per farne un film.
Kramer si rese subito conto che doveva imparare a conoscere questi personaggi, quindi lui e lo sceneggiatore Tom Paxton frequentarono per un po' i bikers del sud California, cercando d'apprenderne i modi e lo "slang".
Disse in un'intervista anni dopo: -questi ragazzi facevano parte di una nuova razza, ed erano molto pochi. Vivevano assieme alle loro donne e parlavano un dialetto che noi non capivamo -
Quando fu proiettata la "prima", la violenza del film colpi' moltissimo il pubblico: la censura chiese che nei titoli di fondo fosse ben indicato che i protagonisti erano stati processati e condannati.
Di fatto si tratta di un film a senso unico: la morale puritana statunitense dell'epoca contro dei "diversi", contro coloro che non riuscivano ad integrarsi nella vita da manifesti pubblicitari, il pantalone con la piega, il cappello, la moglie con la gonna perfettamente plissettata a casa ad aspettarti, il frigo nuovo, il tutto colorato di zucchero appiccicoso...
Probabilmente nelle intenzioni della sceneggiatura Brando/Johnny é il cattivello che si redime in tempo, grazie allo sguardo buono della (futura) moglie di cui sopra; é solo il sorriso sghembo dell'attore che ci fa' sperare che tutto non andra' come previsto (o forse é la suggestione a posteriori della vita "noir" di Brando che ci porta a questa considerazione).
Il protagonista vero é pero' Chino, un Lee Marvin grande come al solito, turbolento ma con un ché di simpatico, che riesce ad incarnare quello che poi sono quasi sempre i motociclisti.
Ecco, direi che Brando é l'immagine del motociclista: il "chiodo" di pelle nera, l'aria da duro di chi é in attesa di qualcuno che lo possa capire, la faccia da quoziente d'intelligenza pari ad una fetta di emmenthal.
Chino é l'essenza del motociclista: caciarone, fantasioso, zingaro, con la maglietta-feticcio a rigoni gialli e blu (approposito, lo sapete che fu acquistata ed indossata per anni dal presidente del chapter di San Francisco degli Hells Angels ?!?).
A me piace Chino...

 

BIKERS MOVIES

La genesi fu "il selvaggio";  fu precursore di un genere di B-movies che ebbe in Roger Corman il piu' conosciuto rappresentante. Siamo a meta' degli anni '60, si comincia a parlare di posti come Khe Shan o Quan-Try, la guerra fredda é al suo meglio, gli studenti delle universita' californiane stanno cominciando a muoversi: per andare dove, non si sa.
Nel Fillmore Auditorium i Be In  organizzati da Timothy Leary e Ken Kesey - ospitavano migliaia di ragazzi .
Con abbondanti dosi di rock, illuminazione stroboscopica, sesso ed "Electric Kool Aid" , i giovani d' America espansero non solo la loro percezione, ma pure il proprio corpo: il viaggio era un ingrediente fisso, sia come trip nell' LSD, sia come ricerca di luoghi alteri (il deserto, l'India). Ken Kesey mise le ruote direttamente agli Acid Test e viaggiò, con tutto l'occorrente, a bordo del celebre Magic Bus con Neal Cassidy al volante, su e giù per gli Stati Uniti. Da Haight-Hasbury le ventate psichedeliche arrivavano fino alle colline di Hollywood: ed Hollywood doveva rispondere a queste esigenze, ovviamente visualizzate in termini di mercato.
Per dare una connotazione filmicamente riconoscibile (ricordate il cappello nero dei cattivi nei western anni '40 ?) a questa gioventu' sbandata cosa di meglio di una motocicletta e della divisa giubbotto/jeans/stivali neri alla Brando ?
1965, Roger Corman gira "The wild angels", il primo dei film bikers. Peter Fonda, Nancy Sinatra, Diane Ladd e Bruce Dern sono i protagonisti. Gli stessi Angels di Venice appaiono nel gruppo dei motociclisti: sono piu' realistici ed abbassano i costi di produzione, sempre di B-movie si tratta ! Il film é molto violento, ma viene scelto per il festival di Venezia a rappresentare gli Usa. é un grande successo commerciale ed inaugura tutta una serie dedicata ai giovani motociclisti sbandati.
"Hells Angels on wheels" di Richard Rush, sempre del 1967 e sempre un successo commerciale, segna l'esordio in un ruolo importante di Jack Nicholson: fra gli accrediti appare anche il nome di Sonny Barger, presidente del chapter di Oakland degli Hells Angels.
Nicholson-non-ancora-Shining é un giovane benzinaio che decide di abbandonare la vita borghese per seguire la vita nomade da biker: non ne uscira' bene.
"The rebel rousers" di Martin B. Choen, con Bruce Dern e Jack Nicholson, 1967
"Devil's angels" di Daniel Haller, con John Cassavetes, 1967
"Wild rebels" di William Grefe, 1967
"Born losers" di T.C. Franck, 1967
Sostanzialmente i meccanismi sono sempre uguali e riconducibili al filone western: i bianchi/cittadini/buoni contro gli indiani/bikers/cattivi.
"The glory Stomper" di Antony M. Lanza, esordio di Dennis Hopper, 1968, in cui si inaugura il filone del motociclista buono contro quelli violenti e selvaggi.
"Cycles Savages" di Bill Brame, 1970
"Hells Bloody Devils" di Al Adamson, 1970
"Angels Hard as they come" di Joe Viola, 1970, in cui gli Hippies vengono contrapposti ai Bikers, in un contorcersi di due fenomeni legati alla stessa matrice.
"Satan's sadist" di Al Adamson, 1970
Tutti accomunati da una violenza che sfiorava (e talvolta superava) il sadomasochismo.
"Chrome and hot Leather", 1971, in cui il buono é un ex-berretto verde che, tornato in America, fa ad un club di motociclisti tutto quello che non era mai riuscito a fare ai Viet.
Al contrario in "Angels from Hell", di Bruce Kessler, 1970, il reduce é un motociclista che forma una banda per poter combattere il "potere" che gli aveva impedito di vincere la guerra.
E poi un film cult (per davvero): "She devils on Wheels" in cui la variante é data da un club motociclistico di sole donne dedite a ghiotte perversioni sessual-distruttive (che ne pensate di farvi un giretto trascinati dietro ad una moto dopo una bella trombata?). Il sotto-genere avra' successo creando cloni come "Mini Skirt mob" e "Bury me an Angel".

Tutto pero' stava finendo o era gia' finito.
Peter Fonda, gia' esperto di films bikers, preparava un film in cui il viaggio e non piu' la violenza era al centro dello schermo. Altri motociclisti "vissuti" si uniranno nell'impresa: Nicholson ed  Hopper. Ne uscira' Easy Rider.

 

 

BORN TO BE WILD

Get your motor running
head out on the highway
lookin' for adventure
in whatever comes our way

here and god are gonna'make it happen
take the world in a love embrace
fire all of your guns at once and
explode into space

EASY RIDER (1969)

I like smoke and lightning
heavy metal thunder
racin' with the wind
and the feeling that that I'm under

like a true nature's child
we were born, born to be wild
we can climb so high
I never want to die

born to be wild
born to be wild

E qui casca l'asino...
Vidi per la prima volta Easy Rider attorno al '73/74: non capii bene perché un tizio vestito di nero aveva consegnato un sacco di soldi a due motociclisti in cambio di un po' di polvere bianca. Non sapevo che grazie a cio' siamo stati salvati da sequels tipo "easy rider 2" o "continuavano a easyridare": il business in questione é assolutamente NON politically correct, i buoni non possono trafficare droga, per lo meno non su cosi' piccola scala. Siamo nel 2k, meglio (e piu' redditizio) creare alimenti geneticamente modificati: sollevano i poveri del mondo dalle loro pene (facendoli finalmente schiattare definitivamente di fame), aiutano noi a vivere meglio con dei nuovi carcinomi e, soprattutto, aumentano gli attivi delle multinazionali. Ma questa é un'altra storia, non divaghiamo. D'altra parte mi entusiasmarono le scene del viaggio, assieme alle musiche di Hendrix, degli Steppenwolf, Rolling Stones etc. Oggi il film mi piace ancora sia perché "apre" una finestra sull'inprovvisazione, "sull'innocenza", sulla buona fede degli autori/attori, tipica di quel periodo, sia perché ci mostra l' America piu' arcigna, quella che non credeva ancora nella sconfitta in Viet-Nam  (l'offensiva del Tet é dell'anno precedente) e che nelle grandi zone rurali del mid-west, sperava di mantenere ancora salvi i suoi figli da quel virus che aveva colpito i loro coetanei nelle citta' dell'est e della California.
Integrazione era ancora un termine senza senso, tolleranza zero non era un programma politico ma una condizione di vita.
C'era Pat Boone, c'era gia' la TV, e Kennedy, e poi...
Tutto sembrava esplodere:

Cool, freak, Cadillac Coupe de Ville, hells angels, "Awww, mama... can this really... be the end...", hippy, Magic Bus, Harley-Davidson, Altamont, BSA Lightning 650, Pink Floyd, Grateful Dead, Corso, Surrealistic Pillow, My Lai,
Sympathy for the Devil,
Jefferson Airplane, Chappaqua, Easy Rider, Timothy Leary, Graham Nash, Zabriskie Point, Hunter S. Thompson, Stati di allucinazione,  Aldous Huxley,
Burroughs, pura viida,
Living Theater, Andy Warhol 
Triumph Bonneville, Neal Cassidy, Bob Dylan, Capitolo di Berdoo, Be In, Rolling Stones, Pantere Nere di Bobby Seale,   junkie, Walter Cronkite, LSD, Fillmore Auditorium,  
White Rabbit, San Francisco, Acid Test, Ken Kesey, acid-rock,
Allen Ginsberg, Charles Manson,
Jerry Rubin, mescalina,
Doors,
 Lawrence Ferlinghetti,
Haight Street Ashbury Street,  Flower Childrens,
Sonny Barger,
 Grace Slick,

forse soltanto la violenza poteva fermare tutto cio'.
Anche la morte fuorché la morte. Le ruote che scorrono, le immagini che viaggiano senza uno sfondo, quasi un ridurre il cow-boy dei western a semplice parte di non-panorami, sostenute dalla fotografia del grande Laszlo Kovacs; shock lisergici,  la colonna sonora stupenda, un titolo che dice gia' tutto del film.
Forse non é cinema, per cui anche la violenza é null'altro che un velo di fumo d'hashish, ben lontana da quella adamantina e scientifica che caratterizza i film patinati e spettacolari delle majors di Hollywood, capitale del Cinema dove si sa benissimo che tutto é già un po' morto.
Forse é soltanto un sogno psichedelico:
Una pillola ti fa più largo e una/ Ti rende piccolo/ E quelle che ti dà la mamma in fondo non fanno nulla;/ Va' a domandarlo ad Alice, quando é alta tre metri/ e vai a caccia di conigli e sai che sta per cadere./ Digli che un bruco che fumava il narghilé ti ha chiamato./ Chiama Alice, quando é dell'altezza giusta,/ Quando gli uomini della scacchiera si alzano/ E ti dicono dove andare,/ E tu hai appena preso qualche specie di fungo/ E la tua mente si muove piano,/ Va' a domandarlo ad Alice, penso che lei lo sappia,/ Quando logica e proporzioni cadono fradicie e morte/ E il Bianco Cavaliere parla alla rovescia/ E la Regina Rossa é lontana con la sua testa./ Ricorda cosa disse il ghiro: "Nutri la tua testa/ Nutri la tua testa/ Nutri della tua testa." (White Rabbit, Jefferson Airplane)

Forse é soltanto un viaggio on the road..

Vi sono vari siti dedicati a questo cult(?) movie:
http://members.tripod.com/tazrider/easyrider.html
http://www.ezrider.co.uk/Easy_Rider/easy_rider.html

Non saremmo dei motociclisti se non ci chiedessimo dove siano finite le moto di Billy e Capt. America: erano in realta' quattro, di cui tre  furono rubate subito dopo la fine delle riprese, una (quella utilizzata per la scena finale dell'uccisione di Fonda) é stata restaurata ed ora si trova in un museo del Texas. In ultimo. il film originariamente durava piu' di 2 ore e mezza, ridotte poi dal produttore. Chissa' se ne esiste una copia della prima versione.

HARLEY DAVIDSON & MALBORO MAN

(1991, USA, Simon Wincer)

Che fosse una palla si sa. Che fosse nato come film "impegnato" e poi sia stato degradato a filmetto da "Bellissimi di rete nonsoche", ok. Pero' non cominciava male, i primi 3 minuti mi sono piaciuti, le luci fricchettone, lo sguardo rassegnato di lei, la canottiera di lui, e poi, ovviamente, la moto.
Anche il manifesto non era male.

GREASE 2

1982, USA, Patricia Birch

Per l’Eger bisogna sapersi sacrificare.
Il fatto che mi sia visto questo film ne è un esempio. Nonostante sia stato infarcito con tutti i sogni della nostra (?!?) pubertà, allucinante è l’unico termine che mi viene in mente: una Michelle Pfeiffer (che non ha ancora raggiunto la celebrità ma già “buca” lo schermo) sogna il “motociclista” della sua vita; il protagonista (con una faccia da imbambolato siderale) si compra una moto per poter soddisfare questo desiderio ed impara a guidarla (la moto, non la ragazza) in un giardino pubblico, con risultati che farebbero invidia a Vale Rossi. Lei va in giro con lui, ma sotto gli occhialoni non riconosce il suo compagno di banco. Contorno di bande di bikers più o meno buoni, capelli imbrillantinati e forfora anche nel cervello, happy end solito. Scene da ricordare: Michelle che canta “I want a cool biker” e lui che impenna la moto con lei seduta sul serbatoio e che lo abbraccia con le gambe attorno alla vita. Hee, cosa non si farebbe per l’Eger…

LO SPAVALDO
(Little Fauss and Big Halsy)

1970, USA, Sidney J. Furie

Robert Redford in moto. Robert Redford e non Steve McQueen o Paul Newman, entrambi notoriamente appassionati di motociclette. Ed è pure un buon film sul mondo delle corse di motocross e su pista, figlio di un’epoca, che durò pochissimo, in cui la cinematografia americana scoprì la possibilità di rappresentare delle sensazioni più che dei fatti o, come oggi, degli effetti speciali. Storia che parte dal cliché di un pilota squattrinato ma bello (Knox), che gira gli States correndo gare di motocross. Il suo fascino attira donne ma anche il meccanico Little Fauss, che lo segue fedelmente in nome di una pretesa amicizia, dividendo i pochi ori e i molti oneri, dormendo assieme nel retro d’un vecchio furgone, fra chiavi inglesi e lattine d’olio. E qui il film prende una strada diversa dalla solita scalata al successo/soldi/moglie del bellone Hollywoodiano. Redford è un piccolo bastardo, traditore e disposto a tutto pur di vincere, arriva a provocare un’incidente in corsa, tradisce l’amica (Lauren Hutton) ed il gregario. Per Fauss è la perdita di un amico e di un idolo e nel contempo la scelta di volare da solo: si lancia nelle corse e sarà lui il campione. La regia di Sidney J. Furie (“Il caso Ipcress”) cerca d’indagare sulla ricerca che ognuno fa di qualcos’altro nella vita, ma mi ha lasciato in bocca il gusto del non compiuto. Redford fa morire con degli astrusi cappellini, fisico in bella mostra e stuzzicadenti in bocca. La musica è di Johnny Cash (“It takes nerve to take a curve”). Curiosamente anche i caratteri reali degli attori sembrano rispecchiare i personaggi: Redford bello e protagonista, Michael J. Pollard bravo e sensibile, la Hutton bellissima.

THE LEATHER BOYS (1963)  

Sette anni prima dello “Spavaldo” Sidney J. Furie aveva già girato, in Inghilterra, un film con dei motociclisti.

Prima di partire per gli Usa e prima di smarrire la buona “vena” mostrata in gioventù (con il già citato “Ipcress” o con il “The Boys” del ’61) che gli farà dirigere “capolavori” come “Aquile d’Acciaio”.

Qui tenta d’illuminare il confine sottile fra l’amicizia e l’amore omosessuale:   una narrazione disillusa che parte da un matrimonio fra una odiosa Rita Tushingham ed un meccanico appassionato di moto (Reg).

The Leather Boys è un buon film ambientato fra la classe operaia inglese dell’epoca. Uomini che nel rifiuto della quotidianità opprimente, del pic-nic con l’auto, la cravatta ed il cestino con i sandwich, cercano di trovare una via d’uscita dalle periferie industriali in cui gli ideali della guerra e le promesse della ricostruzione si sono ormai rivelati vuoti a perdere. La moto come sfida alla gabbia borghese in cui si sentono rinchiusi. L’amicizia virile come scudo all’oppressione di chi ti vuole in riga. La donna come garanzia del mantenimento dell’ordine sociale. Il giubbotto di cuoio come simbolo di appartenenza e nello stesso tempo di stendardo in una guerra alla passiva accettazione della vita che altri ti hanno preparato.

E su tutto si stende l’ombra dell’omosessualità, latente e non accettata in Reg, manifesta (per lo meno alla fine del film) nell’amico Pete.

La confusione sessuale dei due amici, un simbolo della forte presenza della cultura gay in quella biker, corre lungo tutto il film; prima la rottura del matrimonio, poi i due arrivano a dormire insieme, ma alla fine, quando hanno deciso di partire per l’America, Reg comprende le reali attitudini dell’amico e decide di andarsene da solo.

Straordinarie le immagini in bianco e nero dei sobborghi proletari degli anni ’60 e fra le più belle che io conosca le riprese   delle moto in movimento su strade che sembrano non portare da nessuna parte.

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Bikers on TV
COMMUTER:"Where you headed ?"
BRONSON : "Wherever I wind up , I guess"
COMMUTER : "Man , I wish I was you"
BRONSON: "Well , hang in there!

E ALLORA VENNE BRONSON (1969)

Domenica sera, a casa la solita cena con gli amici dei tuoi, tu seduto al tavolo dei "bambini" davanti alla televisione (in bianco & nero!), 1972 circa, la solita noia senza circa.
Sulla Tv svizzera appare un tizio con uno strano berretto di lana nero che si ferma sulla sua moto ad un semaforo rosso, affiancando una famigliare.
Dal finestrino abbassato un'uomo in completo grigio, un rappresentante o un pendolare, guarda verso di lui ed io dopo 30 anni vado ancora in motocicletta:
TIZIO: -Te ne vai in giro?-
BRONSON: -Cosa?!?-
TIZIO: -Vai a fare un giro?-
BRONSON: -Mmmh, si-
TIZIO: -Dove vai?-
BRONSON: -Oh, non so, dovunque mi capiti, penso...-
TIZIO: -Ragazzo, vorrei essere al tuo posto-
BRONSON: -Davvero?-
TIZIO: -Certo-
BRONSON: -Bene, allora salta su con me-
L'uomo scuote la testa, il semaforo passa al verde, Bronson si allontana ed inizia la musica della sigla con i titoli di testa.
L'attore era Michael Parks, la moto una Sportser HD, il telefilm-pilota fu trasmesso il 24 marzo 1969 dalla NBC, la serie di 26 episodi cominciò il 17 settembre '69.

 

HAPPY DAYS

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Musica

Il Marsiglio quando va in moto si infila le cuffiette del walkman ed ascolta musica : personalmente trovo tutto ciò orribile , però se proprio voleste sentire della musica motociclistica (oltre al fischio del vento) vi potrei consigliare Davie Allan & The Arrows Fuzz fest -Atomic beat-. David Allan é sicuramente il più importante esponente del cycledelic sound, o se preferite biker music. Collaborò alla colonna sonora de "I selvaggi" di Roger Corman (vedi sezione dei films). Già nel 1987 uscì un suo buon disco "From paradise to hell", però trovo quest'ultimo veramente notevole: é indubbiamente nel solco della "tradizione", però le tecnologie attuali applicate ai suoni esasperati della chitarra e del sitar riescono a rendere una musica travolgente ed un po' gotica. Sicuramente può essere una bella lezione per quei gruppi americani che si fregiano dell'etichetta "neo-surf" , in contraltare con i neo-beat inglesi (quanti neo! non sarà che mancano le neo-idee?)

STEPPENWOLF
Musica da culto o roba commerciale?

Originali 30 e più anni fa, probabilmente sfruttatori di un mito minore oggi.
John Kay e' il leader ed unico sopravvissuto della formazione proveniente dalla Bay area del 1965, terreno di coltura fertile per numerose band di blues-rock : i successi di pubblico dell'estate '68 per ò non avrebbero proiettato i "Wolf" nell'olimpo dei gruppi se la potenza espressiva non fosse stata abbinata come colonna sonora alle immagini di Easy Rider .
 E così "Born To Be Wild" e  "The Pusher" diventano dei classici evergreen, it's only rock&roll baby!
Come dice John K.: "The central theme is, 'don't let the bastards get you down!'"
 C'è anche un sito ufficiale , (chi non ha un sito ufficiale?!?) ma molti siti bikers hanno riferimenti e sviluppi della poetica su ruote della band .

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Altro

The Unsettled Motorcyclist's vision of his Death

Across the open countryside,
Into the walls of rain I ride.
It beats my cheek, drenches my knees,
But I am being what I please.
The firm heath stops, and marsh begins.
Now we're at war: whichever wins
My human will cannot submit
To nature, though brought out of it.
The wheels sink deep; the clear sound blurs:
Still, bent on the handle-bars,
I urge my chosen instrument
Against the mere embodiment.
Though so oppressed I find I may
Through substance move. I pick my way,
Where death and life in one combine,
Through the dark earth that is not mine,
Crowded with fragments, blunt, unformed;
While past my ear where noises swarmed
The marsh plant's white extremities,
Slow without patience, spread at ease
Invulnerable and soft, extend
With a quiet grasping toward their end

Thom Gunn

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Libri

Film e TV

Musica

Altro

L'anima del Motociclista
riflessioni intime sulla moto

poetica motopedra

Poema della Motopedra
di Eugenio

Motoamicizia
di Lorenzo

Il Libro di Donatello
Andrea?...
Pensieri nel Casco..
.


a breve la recensione